Imprinting Australia

“il confine tra fantasia, sogno e realtà diventa molto labile, a volte inesistente in Australia: in quella dimensione…in quell’ infinito…si respira Dio!” Leggendo Imprinting: fotogrammi emotivi- AUSTRALIA, costituito di 19 fotogrammi di emozioni vissute in Australia e in Italia, e pensando al suo autore, Florio Pozza, e a come ho avuto io il privilegio di conoscerlo…

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mi sembra che l’affermazione nel suo 13° fotogramma, appena sopra riportata, si possa prendere a filo conduttore lungo tutta la corrente del fiume che scorre su ogni pagina. Non c’è alcuna sensazione di artefatto in queste “rivelazioni”, né alcun tentativo di gingillarsi o di convincere altri a pensare come lui, e come lui commuoversi nei riguardi della “Terra Australis”. Ciò che sgorga chiaramente è lo zampillìo di emozioni di un vivacissimo e attentissimo pre-adolescente che va scoprendo di giorno in giorno, se non proprio di ora in ora, il suo mondo, non in superficie, ma in profondità, come un adulto scopre una sinfonia, stuzzicato dai milioni di note che gli solleticano l’anima attenta, chiusa ai rumori esterni che la circondano. Man mano che procedevo nella lettura mi è sorto spontaneamente un accostamento, che direi “sacrilego”, data la differenza di luogo, d’ambiente e di anima che passa fra il mondo della Buffalo Valley vittoriana, che Florio fa vivere e vibrare, e il mondo della diabolica Las Vegas americana che ho visitato brevemente appena due anni or sono in compagnia di alcuni amici ex emigrati in Australia. A Las Vegas, passeggiando lungo l’omonimo boulevard (popolarmente chiamato“TheStrip”), fra tanto artificio, squallore e depravazione, dove tutto è gioco, mi sono soffermato dinanzi al Casinò Bellagio, che riproduce in miniatura una sezione del lago di Como e ho potuto assistere al mastodonticoshow delle decine di fontanelle, disposte ad organo, e degli altrettanti zampilli d’acqua proiettati al cielo, alcuni perfino ad una altezza di venti e più metri, al suono di una esecuzione sinfonica. La sensazione è stata quella di trovarmi dentro quella sinfonia, di essere io stesso quella sinfonia. Identica sensazione ho provato scorrendo attentamente il lavoro di Florio, conduttore e parte viva di un’ orchestra dove colori, suoni, profumi, acqua, fuoco, vento, tempesta, flora, fauna, ciclo meteorologico e … uomini della Buffalo Valley, con Myrtleford al suo centro, compongono una intensa sinfonia di vita di un pre-adolescente, insofferente di staccionate, di regole rigide e di metodi che negano ogni spazio e credito al sogno, alla poesia e all’avventura, pur rimanendo nell’alveo della cultura della sua famiglia di emigrati, aperta al nuovo della terra d’adozione, compreso l’incontro con la cultura degli aborigeni. Perfino al “footy” dà dignità di poesia, intesa come armonia delle energie fisiche, dinamica balistica, astuzia e fantasia. Ogni sinfonia, anche la più dolce e romantica, ha i suoi momenti di dramma e quella con la quale Florio investe il lettore, non fa eccezione. Fa temere il crollo di tutta l’orchestra e del suo conduttore ed è rappresentata dal percorso integrativo in Italia, al paese d’origine dei suoi genitori con i quali è costretto a rientrare, dando l’addio alla terra che gli ha dato la vita. Quì il quasi adolescente si è sentito un immigrato, spoglio, insicuro, sradicato, incapace di sognare, di godere, di esprimersi…come un aborigeno costretto a vivere in una riserva al margine di una comunità di bianchi dei quali non è parte. Tralascio il soffermarmi su questo dramma che l’autore descrive con semplicità, sincerità e schiettezza. Invito gli amici e i puri di cuore a leggerselo e godere il percorso del riscatto che fa di Florio oggi un “uomo nuovo” e un artista poliedrico, convincente e …Sinfonico, appunto!

Aldo Lorigiola (Presidente nazionale ANEA – Associazione Nazionale Emigrati ed ex Emigrati in Australia e Americhe)

Dizionario Australoveneto

Why ‘australoveneto’? Well friends le ‘between two big uncles’ (traduzioni) anglo / italiche penso esistano sin da quando è iniziata l’ emigrazione verso i paesi di origine anglosassone, e fanno parte della storia degli ‘and you scrape me’ (emigrati) per cui niente di nuovo da questo punto di vista… 

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Il dizionario australo ’i clean you’ (veneto) invece, nel mio caso come quello di tutti i figli degli emigrati veneti, ha una radice culturale ben precisa in Australia ed è conseguente al famoso ‘draivare el caro’ (drive the car) ‘ghà rainà tuta la note’ (it rained all night) ‘la raina ghà filà le dame’ (the rain filled the dams) etc etc. Questa ‘venetizzazione’ dell’ Inglese e ‘inglesizzazione’ del veneto era il codice/chiave attraverso il quale i nostri emigrati comunicavano e imparavano l’ inglese senza titoli di studio ma semplicemente con la propria unbelievable strategica intelligenza istintiva! Per noi figli di madre lingua inglese e veneta antica, arrivati in Italia, è successo l’ incontrario; rimane mitica and significativa la risposta della mia amica Mary, 12 enne appena arrivata dall’ Australia che alla domanda “che lavoro fa tuo padre?’ rispose: “ My father spàzzes the capanonis”… a quei tempi io pensavo che in trattoria vendessero i ‘tractors’… e che ‘fortuna’ fosse un cibo per i tonni… Non ho inventato niente friendz ma semplicemente diffuso l’ idea e ampliato e approfondito il vocabolario creando un gruppo in cui molti danno il loro contributo, che nel caso del veneto si presta a traduzioni incredibili and really divertenti dal punto di vista fonetico e letterario; ovviamente per capirne la logica e le architetture bisogna conoscere sia l’ inglese che il veneto… I figli degli emigrati veneti di 1° e 2° generazione lo capiscono benissimo e lo parlano, come lo capiscono benissimo i veneti che conoscono l ‘inglese e anche chi conosce l’ italiano; è un gioco che si può applicare a tutti i dialetti e alle lingue in generale. Finchè rimarrà vivo il contatto con il ‘day in bed’ (dialeto) l’ australoveneto avrà un suo sviluppo nel tempo… a ‘catturare’ i giochi di parole e i modi di dire, applicandoli alla società contemporanea, ci si rende conto che si possono toccare tutti i settori, dal letterario allo scientifico al cosmico alla frutta e verdura all’ arte ai nomi… L’ impostazione of this book segue questa logica che fondamentalmente è quella del divertimento e del gioco.

Intel (inside) biochetase (i have to shut up) alegato (he’s a cat) osè (shout) Omero (man I was) Indù (two) polenta (a bit slow) Canguri (dog spiritual teachers) Carlo Goldoni (Charlie Condoms) fino agli unbelievable molteplici significati di una sola parola: senatore = he’s an actor = he went to get = if an actor = is in a tower = if a tower = was born king  = he’s a tower, sono solo alcuni degli esempi della versatilità dell’ australoveneto… dalle assonanze giapponesi (takèo takà na rama) a quelle cinesi (voltal fen) a quelle francesi (trè xò lì). E’ un gioco ma ritengo abbia una sua logica e radice legata a territori e alla storia per cui rappresenta a tutti gli effetti un neo linguaggio culturale derivante dall’ interscambio… ed è anche un modo divertente di imparare una lingua. Ovviamente ho scelto quelle che ritengo le più significative e attinenti al tema ‘australoveneto’ tra le moltissime traduzioni del dizionario.

L’ emigrazione / immigrazione è foriera di molteplici elementi che arricchiscono ambedue le culture se c’è rispetto reciproco e predisposizione all’ accoglienza…  Penso che questo ne sia un esempio really bell

Questo libro è a tutti gli effetti un ‘Social Book’ in quanto, tolte le spese di realizzazione e stampa, che verranno documentate nel gruppo di fb, i proventi di questo libro verranno devoluti in beneficienza al canile municipale di Vicenza o all’ ENPA, sito in via Gogna; la scelta è stata accordata con l’ editore perché riteniamo sia la più neutra e apolitica e utile per il sostentamento di una realtà che si basa per la maggior parte sul volontariato e la cui utilità sociale e pubblica è importante per le creature che vi dimorano e che vengono curate e accudite… Produrremo e pubblicheremo periodicamente le ricevute contabili sul profilo fb del Dizionario australoveneto. E’ un documento pubblico e culturale che appartiene a tutti gli iscritti e non. Grazie friends and buon divertimento a tutti

FLORIO POZZA

SuDoRue

Solamente i Figli della Terza Cultura (3CK o TCK o Third Culture Kids) possono comprendere appieno il significato di questo acronimo Americano; sia in senso letterario, sia dal punto di vista emotivo. I 3CK non appartengono ad un paese e non hanno una lingua madre che possa identificarli come originari da un luogo piuttosto che da un altro…

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Le loro radici sono immerse nelle terre (come querce secolari) o nelle acque (come delicate ninfee) di tutto il mondo. Se chiedete ad un figlio della terza cultura da dove venga vi risponderà sicuramente con qualcosa di simile a “il luogo dove sono nato non è il luogo da cui provengo”. Se chiedete ad una figlia della terza cultura quale sia la lingua con cui ella pensa quasi certamente vi risponderà con “penso in una lingua, traduco simultaneamente nell’altra e rispondo nella terza”. Religioni, colori della pelle, profumi, spezie, sapori, dialetti, matrimoni e funerali vengono tutti vissuti in un modo quasi laico. Una laicità dovuta ad una profonda mescolanza di origini, un calderone “melting pot” di insiemi che non trovano un distinguo tra loro. Nessuna religione eppure tutte, i colori delle pelli del mondo non sono diversificabili perché tutte e tutti siamo di fondo uguali, i profumi dell’acacia o del limone in fiore o del prato tagliato o della sabbia del deserto sono uguali in qualunque stato o continente io mi ritrovi, le spezie usate per cucinare in Italia sono sicuramente diverse dalle spezie utilizzate in cucina in Ghana ma sempre spezie sono e se esperimento e le metto insieme magari ottengo qualcosa di veramente straordinario. I sapori delle Trofie al Pesto, dello Tzaziki, della torta Sacher, del caffè Peruviano, del “Heather Honey ” Brittanico sembra quasi che ovunque tu li prepari e poi li condividi acquisiscano un loro fascino ed un loro perché. I dialetti e le lingue risuonano nelle nostre orecchie come tante canzoni mai cantate prima eppure antiche come il mondo. Partecipare ad un tradizionale matrimonio Indiano a Vienna per poi prendere l’aereo e recarsi a Stoccarda per un funerale laico di un Signore Palestinese che riteneva che tutte le religioni fossero una e che una religione fosse tutte … questo è essere Figli della Terza Cultura. Non avere radici eppure averle ovunque, non avere una lingua madre eppure averne tante, non avere una terra e considerare il mondo quasi troppo stretto per divenire la propria casa, non avere una casa eppure averne cento, non avere legami eppure avere legami così importanti che nemmeno 14 ore di volo ed un abbraccio ogni 15 anni riescono a spezzare. Noi siamo questo, siamo i 3CK che la società odierna dovrà imparare a conoscere perché siamo tutto e nel contempo siamo niente ma in quel niente di tre lettere portiamo il mondo intero. THEA VALENTINA GARDELLIN